Ants Marching: è una formula sintetica e icastica, quella che Silvia Granata ha adottato per la sua produzione recente. Se metaforicamente le formiche rimandano alle piccole dimensioni e ai loro mobili itinerari, è però soprattutto il secondo dei due termini che offre una chiave di lettura per cogliere la nuova sfida raccolta dall’artista, quella della rappresentazione del movimento. Un compito non facile, data la natura statica del materiale preferibilmente utilizzato, scaglie di porcellana fissate dalle cotture successive. Ma Silvia Granata ha trovato espedienti formali efficaci allo scopo: innanzitutto gli assi dei vortici degli stessi, ovvero il punto fisico da cui si irradiano le direzioni degli elementi accumulati. La disposizione a vortice è un elemento ben radicato nella rappresentazione artistica, poiché già compare nella disposizione dei capelli del fauno in una delle repliche del gruppo scultoreo che Mirone aveva dedicato ad Atena e Marsia. Ma se lì l’asse del vortice era unico, il moltiplicarsi di questi punti nella realizzazione di Silvia Granata aumenta esponenzialmente i fuochi da cui si dipana il movimento.
Altro espediente utilizzato dall’artista è quello del trasbordare degli elementi in porcellana fuori dalle superfici di appoggio. Se un precedente di questo aspetto si può trovare nelle espansioni di César, profondamente diverso è l’aspetto tattile delle opere nei due artisti. Fluido e incontrollato il flusso di poliuretano nell’artista del nouveau réalisme; frutto di paziente e certosina disposizione di tessere in Granata, tanto più se destinate a cornici o superfici preesistenti. E qui si innesta il vero punto focale della nuova ricerca di Granata, il rapporto tra il mosaico in porcellana e l’oggetto collegato. Se nelle opere o nelle installazioni precedenti era lo spazio della galleria o del museo, nelle opere recenti sono porcellana e objet trouvé i coprotagonisti dell’opera. E non importa se si tratta di preziose cornici dorate del Settecento o oggetti comuni. L’oggetto individuato è scelto come portatore di ricordi e le scaglie di porcellana una mappa dei percorsi di vita che compiamo, traiettorie tracciate poi ostacolate da contrattempi che ne cambiano il flusso, in un vivo, continuo variare.
Se nelle opere di Serena Zanardi le figure delle foto ingiallite dal tempo riprendono le tre dimensioni; se in Rosana Antonelli la porcellana è supporto per le immagini stesse, sfocate dal ricordo e dalla trasposizione sul nuovo supporto; in Silvia Granata la stratificazione è demandata ad una forma astratta, non mimetica, e in quanto tale richiede l’intervento del fruitore stesso dell’opera.
È ormai riconosciuto il fatto che l’opera d’arte interpella il suo fruitore in un’azione di lettura partecipata del messaggio dell’artista: colori, paziente cura e attenzione all’oggetto e a chi ne fruirà son messaggi con cui l’artista ci invita ad osservare quanto e chi ci circonda. Quanto lontani, dalle opere di César, questi lavori in cui presenze vive, anche se piccolissime, si allontanano dall’oggetto, fuoriescono dalle cornici o stanno per strariparne, per ottenere la nostra attenzione. Una realizzazione paziente che invita ad una fruizione altrettanto paziente, ad un rapporto diverso con l’oggetto e tra di noi. In sintesi formiche, piccole, lo sappiamo, ma in marcia e in un percorso non senza uno scopo.
Domenico Iaracà