Cosa ti ha portata a usare la porcellana come materiale base per le tue opere?
Ho scelto la porcellana perché cercavo una materia che lasciasse emergere la tridimensionalità dei miei lavori senza interferire con essi. Uso la porcellana come un pittore userebbe una tela bianca. È una materia discreta che non prevale sulla composizione e lascia spazio alla forma.
La tua arte è in continua evoluzione. Quale tecnica prediligi attualmente?
Tutti i miei pezzi sono realizzati a mano e sono il frutto di varie tecniche. La base dei miei lavori è spesso realizzata a lastra. Sia che si tratti di forme geometriche, sia che si tratti di ciotole o forme più astratte. Quasi sempre lascio un piccolo spazio alla casualità: uso la lastra di porcellana come se fosse un tessuto, aiutandola a prendere una forma senza guidarla completamente. Su questa base realizzo poi le mie composizioni fatte di colombini tagliati in tanti piccolissimi dischetti.
Qual è l’opera di cui sei particolarmente orgogliosa?
L’ultima realizzata.
Da dove viene la tua ispirazione?
I miei lavori sono sempre molto personali e raccontano di vita e relazioni. In questo momento sto lavorando sullo svanire dei ricordi e sulla fragilità che ne consegue.
Come percepiscono i tuoi clienti le tue opere? Pensi a chi le utilizzerà o a come saranno usate?
Spesso mi stupisco di come le persone vedono i miei lavori. Mi piace quando colgono quello che ho voluto raccontare, ma anche quando ci vedono qualcosa di diverso e provano emozioni che non sono le stesse che io volevo trasmettere. Sono felice del fatto che possano essere interpretati in modo del tutto personale da chi li guarda o li sceglie.
Che cosa provi nel dover attribuire un prezzo alle tue creazioni?
È stato difficile all’inizio ed è diventato più facile col tempo. L’esperienza insegna anche come stabilire il prezzo di un’opera. Per me è stato fondamentale trovare il giusto mercato per vendere la mia arte a un prezzo equo.
Hai un concetto di fondo che esprimi attraverso articoli, libri, gallerie, musei, ecc.? Cosa pensi della ceramica d’arte contemporanea in Italia?
L’obiettivo dei miei lavori è rappresentare una comunità e la relazione tra i suoi componenti: la distanza o l’intimità tra le persone, l’equilibrio tra l’insieme dell’umanità e l’individuo, il contrasto tra la fragilità di ogni entità e la solidità del tutto, come in una società umana.
Questo viene raccontato attraverso la ripetizione di una molteplicità di elementi correlati. Migliaia di segmenti vengono tagliati da colombini di porcellana e applicati uno accanto all’altro per rappresentare flussi: un ritmo strutturato fatto di pieni e vuoti, di particelle concave e convesse, di sfumature di colore.
Pur apparendo tutti simili tra loro, gli elementi sono sempre diversi e unici, fino a costituire quasi una dichiarazione di individualità.
Quando la porcellana diventa arte?
Non è facile rispondere a questa domanda, perché spesso il confine fra arte e artigianato è abbastanza sottile. Forse potrei dire che, quando la porcellana perde la sua funzione di oggetto d’uso, si sta spingendo verso l’arte, anche se dicendo questo non voglio assolutamente generalizzare. Credo che l’arte richieda anche qualità che vadano oltre la maestria nella realizzazione, come l’intenzionalità e un pensiero che ne sia il fondamento.
Fai parte del collettivo di artisti “Italiano Plurale”: cosa ti ha spinta a farne parte?
Il mondo dell’arte è un mondo abbastanza solitario. Essere parte di un collettivo è importante in quanto serve a creare contatti e una rete di supporto e condivisione di esperienze.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Da quando la ceramica è diventata il mio lavoro a tempo pieno mi sono trovata ad essere sempre più stretta all’interno del mio laboratorio ricavato dentro casa. Dopo averlo cercato a lungo, ho finalmente trovato un laboratorio più grande che sto ristrutturando, dove mi trasferirò entro qualche mese e dove potrò finalmente lavorare a progetti più grandi senza vincoli di spazio.